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Vidal Sasson

Andava pian piano spegnendosi il temporale, coi suoi sordi brontolii, postumi di una giornata di fulmini, tuoni ed impennate ai limiti della vertigine. Varcato l’ondulare collinoso che degrada dolcemente verso Roma, spettinato dai suoi lunghi echi e preceduto da un cielo rigato di una scia rossastra-come quei raggi luminosi che si vedono nelle pitture sacre delle chiese-
APPARVE ;

apparve penetrando i semi del tempo,graziato da chissa’ quale incantesimo, sospinto dalla carezza lieve dell’amico refolo.Cesellato da drappeggi, fasciato in abiti lunghi ricamati di cannette d’argentoe di frange iridescenti,
planò soavemente verso vermicino laddove la terra lievitava umori rarefatti e accanto sorgea orgogliosa la MonellAcademy;

Esorbitando di netto dalla levita’ dei regolari e campestri disegni, lo sguardo raggiante emozione e gli occhi ardenti di chi sente consumarsi rapidamente l’istante donatogli
Egli,  Vidal,  si accostò al piazzale incedendo incerto.

Il fato volle fosse un giorno di seminario, un lunedi di fertilizzante formazione, travalicata ora dal perimetro temporale e dalla fulgida luce dagli schianti cromatici che abbagliava l’aula

Tutti,

sortendo fuori, indugiarono  estatici

Ed Egli commosso… posò la mano sul capo di ognuno
con quel calore che pareggiato era dalla pregnanza dei primi raggi del sole affacciatosi  tra le pigre nuvole ………………………….

poi… li abbracciò uno ad uno…lesto a far ritorno presso la nuovadimora, lassù sopra la volta del cielo.
Una sottile malinconia avea sottratto alla parola il suo estroso divagare, che lievitata era  in un soffio, in un gemito sfumato nel nulla da un vento leggero come fosse un lascito, distillato in una breve sussurrata frase;

nella solennità dell’attimo, alcuni  ne colsero interpretandola a gran voce  la soggettiva essenza, surrogata dall’ebbrezza e da certezze riposte nei recessi più stipati della propria memoria; tal altri, con le onde dell’animo fermentate come mare spumeggiante, seguivano in silenzio l’ascesa del magister, tuffatosi ora  in un  cielo di un tenero rosso vespertino.

Poi, quando l’augusta figura di Vidal insufflata in un opale dorato, dal brillio di un cristallo di boemia,

ghermita fu dalla notte scura, con muliebre grazia, una ninfa alitò su una stella, e, come immortalate su pietra apparvero allumando allo stesso modo del  bagliore di una folgore, lettere chiare e fredde come vetro smerigliato, distillanti  l’essenza della terrena presenza di Vidal,

il suo testamento professionale:

 

L’unico posto in cui successo viene prima di sudore è il dizionario

 

 

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